Ebbene si, finalmente uno dei miei tanti pastrocchi culinari ha prodotto qualcosa di buono (o forse dovrei dire qualcosa di commestibile... ah. ah. ah.)
Mocaccino!
Ho recuperato un uovo sbattuto in una ciotola in frigo - no, non era lì da giorni, era ancora fresco - ci ho messo due cucchiai di farina, due di zucchero (perché da vent'anni a questa parte il mio unico scopo vitale è quello di procurarmi il diabete), uno di cacao amaro, del latte che non manca mai e un po' di caffè avanzato da ieri sera.
Ho sbattuto il tutto in microonde (la salvezza dei geneticamente pigri) e quando l'ho tirato fuori era denso, denso e cioccolatoso, con una buona nota di caffè *__*
Ho creato il budino *copiose bave* in barba ai preparati pronti della cameo e compagnia bella.
Budino, di quello bomboso e denso e semi-senziente, che tra un po' puoi prenderlo per mano e ballarci la samba.
E senza fecola di patate, maizena, addensanti non meglio identificati e quella merdosissima colla di pesce che me la ritrovo in ogni dolce che vorrei preparare - in primis la bavarese, mio anelato sogno da secoli - e di cui solo l'idea basta a farmi rivoltare lo stomaco come una pallina in un flipper.
Le dosi che ho descritto prima sono da esercito, minimo due persone. Ma dato che il mio stomaco è come il TARDIS, può contenere una quantità di cibo molto maggiore di ciò che ci si aspetta. Poi va comunque a finire tutto nel culo, costringendomi a usare il tapis roulant che mi osserva dal suo buio angolo come una Signorina Rottermeier dei tempi moderni, ma ne vale la pena.
Provatelo, è da fare.
lunedì 20 febbraio 2012
venerdì 2 dicembre 2011
Malinconia di mattoni rossi
Ah, a volte mi chiedo se non sia davvero troppo crudele continuare a sbattere in faccia ad una persona i propri sentimenti.
E mentre ci rimugini sopra superando di gran lunga i più vaneggianti filosofi ti passa davanti una foto di una casa persa nelle colline inglesi del nord, una casa di mattoni rossi, offuscata da un velo di nebbia invernale, fredda e umida (e che di sicuro s'attacca alle ossa). Ma si, l'umidità non è mai stata un problema per me. E' la malinconia che mi attanaglia.
Inghilterra.
Troppo bella. Dolce. Mi manchi ♥
E mentre ci rimugini sopra superando di gran lunga i più vaneggianti filosofi ti passa davanti una foto di una casa persa nelle colline inglesi del nord, una casa di mattoni rossi, offuscata da un velo di nebbia invernale, fredda e umida (e che di sicuro s'attacca alle ossa). Ma si, l'umidità non è mai stata un problema per me. E' la malinconia che mi attanaglia.
Inghilterra.
Troppo bella. Dolce. Mi manchi ♥
martedì 15 novembre 2011
Il solito, grazie
C'era da aspettarselo, visto che si capisce sempre quello che si vuole, e se anche si capisce male si capisce sempre più degli altri. (si, come no.)
Come se avessi mai ottenuto qualcosa. Come se avessi mai avuto delle speranze, e lo so che non ne ho, lo so, lo so dannatamente bene e ogni volta che lo grido nessuno viene a contraddirmi, ok? (nessuno mi contraddice, nessuno riaccende la fiamma della mia speranza, perché non ne ho. Non ne ho neppure una, piccola, niente di niente, NIENTE.) E il niente è "nulla". Non esiste un niente più grosso di un altro. Se due persone non hanno niente, sono sulla stessa barca. Non può una avere meno dell'altra. Non hanno niente. Punto.
E io non ho nulla, e tutto ciò che mi resta è la scelta.
E io ho scelto di combattere, e non di scappare.
Per quanto male faccia avere tra le mani ciò che voglio e sapere di tenere solo fumo tra le dita, che potrebbe sfuggire in qualunque momento e non riuscirei ad afferrarlo, neppure con un miracolo. Fa male. Fa un cazzo di male, da morire, psicologico e fisico e tutte le stronzate che si possono aggiungere, ma alla fine ho deciso che non mi sarei mai arresa, MAI.
Ho scelto di non scappare.
Ecco qual è la differenza tra le persone.
Ci sono quelle che scappano e quelle che restano. Quelle che preferiscono soffrire come cani e poi incazzarsi (con chi? Col mondo? Con se stessi? Con nessuno?) e quelle che prendono a testate i muri pur di non cedere.
Ho scelto di non scappare.
Forse è questa la differenza tra i "niente"? Chi scappa ha meno di niente.
Come se avessi mai ottenuto qualcosa. Come se avessi mai avuto delle speranze, e lo so che non ne ho, lo so, lo so dannatamente bene e ogni volta che lo grido nessuno viene a contraddirmi, ok? (nessuno mi contraddice, nessuno riaccende la fiamma della mia speranza, perché non ne ho. Non ne ho neppure una, piccola, niente di niente, NIENTE.) E il niente è "nulla". Non esiste un niente più grosso di un altro. Se due persone non hanno niente, sono sulla stessa barca. Non può una avere meno dell'altra. Non hanno niente. Punto.
E io non ho nulla, e tutto ciò che mi resta è la scelta.
E io ho scelto di combattere, e non di scappare.
Per quanto male faccia avere tra le mani ciò che voglio e sapere di tenere solo fumo tra le dita, che potrebbe sfuggire in qualunque momento e non riuscirei ad afferrarlo, neppure con un miracolo. Fa male. Fa un cazzo di male, da morire, psicologico e fisico e tutte le stronzate che si possono aggiungere, ma alla fine ho deciso che non mi sarei mai arresa, MAI.
Ho scelto di non scappare.
Ecco qual è la differenza tra le persone.
Ci sono quelle che scappano e quelle che restano. Quelle che preferiscono soffrire come cani e poi incazzarsi (con chi? Col mondo? Con se stessi? Con nessuno?) e quelle che prendono a testate i muri pur di non cedere.
Ho scelto di non scappare.
Forse è questa la differenza tra i "niente"? Chi scappa ha meno di niente.
lunedì 14 novembre 2011
Marionetta
Ormai ho il cervello (quale cervello?) completamente fuso e pieno di immagini/fotografie/qualunquecosa vittoriane, mezze lesbo (mezze porno) gotiche...il cosplay fa seriamente male e il periodo che intercorre tra il Lucca Comics e il Carnevale di Venezia è quantomai deleterio (gli esami accidenti, a quelli dovrei pensare!)
Invece no, mi metto a disegnare queste brutte cose.
Invece no, mi metto a disegnare queste brutte cose.
Avada kebab
"Comunque, è corrisposto."
Due parole, semplici per di più, ma un mondo dietro.
Non sono un peso e lo immaginavo di già. Ma questo...adesso posso anche morire felice. Molto felice. Davvero tanto, TANTO felice. Sentirsi accettati è il fulcro di tutto.
Ah e grazie per avermi regalatoun tera il mio meraviglioso bambino. Credo che "Kirby" sia poco edificante ma va bene così. In effetti potrei morire felice ma se lo facessi non riempirei più di stronzate quest'oggetto divino degno del migliore cacciavite sonico passato tra le mani di Matt Smith, e non dimentichiamoci Ten.
Mi spiace, la clausola sullo yaoi dovevate farmela firmare (col sangue) prima di affidarlo alle mie immonde mani.
Due parole, semplici per di più, ma un mondo dietro.
Non sono un peso e lo immaginavo di già. Ma questo...adesso posso anche morire felice. Molto felice. Davvero tanto, TANTO felice. Sentirsi accettati è il fulcro di tutto.
Ah e grazie per avermi regalato
Mi spiace, la clausola sullo yaoi dovevate farmela firmare (col sangue) prima di affidarlo alle mie immonde mani.
venerdì 30 settembre 2011
In Solitude
Quando si sta male, si è indisposti, lo stomaco minaccia di respingere anche l'aria e la vista del cibo provoca quasi la febbre ci si vorrebbe seppellire sotto un cumulo di coperte e trapunte, circondati di beveroni fumanti e aspettare - in letargo - che la penosa condizione sparisca da sola. O almeno è quello che desideravo fare.
Se nemmeno nell'angolo più remoto della casa riesco a stare in pace perché seguita a ruota da quelle rivoltanti cimici verdi che trapanano il cervello con il loro pressante e irregolare ronzio, mai che si schiantassero una buona volta!, l'unica soluzione è trovare un'occupazione che mi assorba totalmente e mi permetta di trovare un attimo di pace.
Così in un impeto di isterismo (adesso vorrei prendere tutti quegli ipocriti che dicono di trovare carine le cimici - carine! - e ficcarli in camera mia per un'ora, poi vediamo se non diventano isterici pure loro) mi sono tuffata a pesce nello scaffale dei libri e ne sono riemersa con una raccolta di racconti firmata Edgar A. Poe.
Inutile dire che il mio cervello è immediatamente andato in brodo di giuggiole, col risultato che da una settimana a questa parte mi pare di vivere in una più moderna parentesi dell'epoca vittoriana.
E il disegno ne risente.
Ah, Poe ♥
Alle tre del mattino, dopo due film horror e un sacchetto di patatine, leggere i suoi racconti del terrore non ha prezzo.
Se nemmeno nell'angolo più remoto della casa riesco a stare in pace perché seguita a ruota da quelle rivoltanti cimici verdi che trapanano il cervello con il loro pressante e irregolare ronzio, mai che si schiantassero una buona volta!, l'unica soluzione è trovare un'occupazione che mi assorba totalmente e mi permetta di trovare un attimo di pace.
Così in un impeto di isterismo (adesso vorrei prendere tutti quegli ipocriti che dicono di trovare carine le cimici - carine! - e ficcarli in camera mia per un'ora, poi vediamo se non diventano isterici pure loro) mi sono tuffata a pesce nello scaffale dei libri e ne sono riemersa con una raccolta di racconti firmata Edgar A. Poe.
Inutile dire che il mio cervello è immediatamente andato in brodo di giuggiole, col risultato che da una settimana a questa parte mi pare di vivere in una più moderna parentesi dell'epoca vittoriana.
E il disegno ne risente.
Ah, Poe ♥
Alle tre del mattino, dopo due film horror e un sacchetto di patatine, leggere i suoi racconti del terrore non ha prezzo.
venerdì 17 giugno 2011
Tanto perché sotto esami non si ha nulla da fare
E quindi mi pare più che lecito disegnare cose totalmente inutili.
Chimica analitica, odio profondo.
Sono più depressa di un nucleofilo ç_ç devo trovare il mio carbonile ç_ç
Schizzi ftw
Chimica analitica, odio profondo.
Sono più depressa di un nucleofilo ç_ç devo trovare il mio carbonile ç_ç
Schizzi ftw
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